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Fabrizio Manoni
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Fabrizio
Manoni "Manetta", Ossolano doc, ha iniziato a praticare
l’alpinismo di alto livello fin da giovanissimo.
A 15 anni, in cordata
con un altro ragazzino, è stato tra i primi italiani a salire la via
degli Svizzeri alle Courtes nel gruppo del Monte Bianco.
Questa
esperienza è stata il battesimo
del grande alpinismo che, negli anni successivi, lo ha portato a scalare
le grandi pareti delle Alpi, dai ripidi canali
delle Alpi occidentali, alle
lavagne di granito e di calcare.
Nel
1986, all'età di 23 anni, è diventato professionista
conseguendo il |
brevetto di aspirante Guida Alpina, anche
se, per guadagnarsi da vivere, ha fatto per molti anni il disgaggiatore.
Oggi
ha 42 anni, la sua esperienza spazia dalle pareti di 8° grado alle vette
Himalayane, continua ad andare in montagna con lo stesso entusiasmo di un
tempo.
Negli
ultimi anni ha aperto, con l’amico Accademico del CAI Maurizio Pellizzon
di Domodossola, numerose vie sulle pareti dell’Ossola, dalle gole di
Gondo alla selvaggia parete ovest del Pizzo Pioda in Valle Antigorio.
Durante
l’estate 2002, Anno Internazionale della Montagna, assieme a Pietro
Garanzini di Formazza, è partito a piedi dalle rive del lago maggiore ed
è arrivato, sempre a piedi, sul Monte Rosa, concatenando in sequenza,
senza mai scendere a valle, molte pareti tra le più difficili delle
montagne ossolane.
Nel
2003 l’ultima ascensione degna di nota, la prima salita del Nevado Copa,
riconosciuta con il prestigioso premio del CAI "Paolo Consiglio".
Amante
dell’arrampicata, anche se non della monotonia dei mesi passati sotto lo
stesso tiro, pratica regolarmente il Boulder ed arrampica
sul 7a a vista (la sua migliore prestazione è stata 7c+ a vista
nel 1997).
Nelle
Alpi:
-
Molte
delle classiche nelle Alpi Lepontine, in solitaria senza corda
-
1°
salita solitaria della via Desmaison ai Charmoz, Monte Bianco (a 17
anni)
-
2
volte in solitaria la cresta sud della Noir, Monte Bianco
-
Solitaria
dello sperone Frendo all’Aiguille du Midi con partenza da Chamonix,
in poco più di 4 ore
-
Concatenamento
in solitaria ed in giornata, dei tre pilastri
del Mont Blanc du Tacul: "Pilastro
a tre Punte", "Gervasutti" (2 volte) e “Martinetti”
-
Modern
Zaiten in Marmolada
-
Cassin
alla Torre Trieste
-
Bettega
– Solleder al Sass Maor
-
Messner
al Sass de la Crusc
-
Roda
di Vael
-
Via
delle Guide al Crozzon di Brenta
-
Via
delle Guide alla Brenta Alta
-
Via
delle Guide al Croz dell’altissimo
-
Cima
D’Ambiez
-
Campanil
Basso
-
Spigolo
Giallo alla piccola di Lavaredo
-
Costantini
Appollonio alla Tofana di Rozes
-
Via
del terzo spigolo alla Tofana di Rozes
-
Tissi
alla Torre Venezia
-
Hasse
Brandler alla nord della Cima grande di Lavaredo
-
Parete
Nord dei Lyskamm in 1.30 ore
-
Cresta
ovest del Salbitscheen (Svizzera centrale)
-
Grau
Wand – diverse vie (Svizzera centrale)
-
Solitaria
slegato in circa 4 ore della parete Nord del Cervino
-
Eiger
(Oberland Bernese) parete Nord via "Il canto del cigno"
-
Cresta
integrale delle Grandes
Jorasses, in giornata dal Rifugio Torino al Rifugio Boccalatte
-
Pilone
Centrale del Freney
-
Direttissima
al Pilastro Rosso del Bruillard
-
Ripetizione
(una delle poche) della via Boivin alla Est delle Jorasses
-
Gran
Capucin, vie Bonatti e altre
-
Super
Couloir al Mont Blanc du Tacul
-
Diedro
Macchetto al Tour de Jorasses
-
Anguille
du Midi - diverse vie anche impegnative sulla parete Sud
-
Bletiere
parete Ovest via Brown
-
A.
du Fou Via degli Americani
-
Petit
Capucin
-
Pic
Adolphe via Salluard, Contamine e Gervasutti
-
Drus
diretta americana
-
Goulotte
Gabarrou al Mont Blanc du Tacul
-
Goulotte
Cherè al Mont Blanc du Tacul
-
Goulotte
Modica al Mont Blanc du Tacul
-
Via
nuova, in invernale, sulla parete Est della Weismiess
-
Via
nuova, in invernale, sulla parete Nord del Fletchorn
-
Direttissima
al Mittelruck
-
Pizzo
Pioda, via nuova: “L’urlo della poiana”
-
Altre
vie nuove nelle Gole di Gondo e
nelle Alpi Lepontine
-
Attraversata
alpinistica dal Lago Maggiore fino al Monte Rosa, concatenando molte
pareti delle Alpi Lepontine
-
Ripetizioni
di vie sportive con contenuti alpinistici e di grande impegno tecnico
su tutto l’arco alpino, dal Verdon al Monte Bianco, dal Sanetch al
Wenden, dalla Val Bregaglia alle Dolomiti.
Nel
mondo:
-
1986
- Prima salita della parete Nord dello Schiviling 6543 metri,
nell’Himalaya indiano, con le guide Enrico Rosso e Paolo Bernascone.
Otto bivacchi in parete stile
"Capsula", salita che è stata premiata al Film Festival di
Trento come la migliore realizzazione condotta in himalaya da
alpinisti italiani nell’anno 1986.
-
1987
- Solitaria della diretta francese all’Allpamajo (5950 metri) nella
Cordillera Blanca in Perù
-
1987
- Prima solitaria della difficile parete Sud dell’Oschapalca (5850
metri) nella Cordillera Blanca in Perù
-
1987
- Tentativo allo sperone Sud del Nuptse (7878 metri) nel gruppo
dell’Everest
-
1989
- Tentativo alla parete Nord del Talay Sagar (6950 metri) nell’Himalaya
indiano
-
1992
- Salita con clienti all’Island Peak (6200 metri) nel gruppo dell'Everest
-
1993
- Makalù (8481 metri) la quinta montagna della terra, scalata in
perfetto stile alpino, senza portatori d’alta quota,
senza preparazione della via con corde fisse e senza ossigeno,
con bivacco all’addiaccio a circa 8100 metri.
-
1997
- Aconcagua (6950 metri) con salita e discesa in giornata (13 ore)
usando attrezzatura alpinistica e senza appoggi logistici
-
2003
- Prima salita assoluta della cresta Sud del Nevado Copa (6188 metri)
nelle Ande del Perù, in puro stile alpino, salita premiata con il
premio nazionale del Club Alpino
Accademico "Paolo Consiglio".
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