Salto angel

 

di Stéphanie Bodet

Un'ascensione vertiginosa, 979 metri di dislivello nella giungla amazzonica.

Sopra le nostre teste si erge la terribile muraglia, così strapiombante che siamo obbligati a torcerci il collo per vedere, lassù in alto, le torrette arancioni della cima. I primi trecento metri gocciolanti di acqua non attirano molto, ma sembrano semplicemente verticali. Più in alto, formata da due enormi zone lisce di roccia compatta, una linea diagonale di diedri sospesi, intersecata da tetti, lascia presagire passaggi estremi. Eppure è l’unica zona debole di questa mostruosa parete. [...] Il grande alpinista italiano Walter Bonatti, che si è avvicinato alla base nel 1975, non riuscì nemmeno a immaginarne l’ascensione. Ma era un’altra epoca.

Nessun dramma oscura questo racconto tutto pervaso di delicatezza, emozione e umorismo. Lo stile di Stéphanie Bodet diventa più incisivo quando si tratta di evocare le tensioni e i pericoli che minacciano il piccolo gruppo di scalatori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stéphanie Bodet, nata nel 1976 a Gap, nel dipartimento delle Hautes-Alpes. Forse nascere sotto Céüse, una delle falesie più belle del pianeta, doveva essere interpretato fin da subito come un segno premonitore per quella che sarebbe diventata una delle più forti arrampicatrici del mondo. Come molti suoi coetanei, Stéphanie ha avuto una carriera che si è spostata gradatamente dallo sport all’avventura, dalle gare di arrampicata sportiva (campionessa del mondo di boulder nel 1999) alle big wall (nel 2007 ha scalato integralmente in libera e come capocordata la via Free Rider sul Capitan) e alle grandi pareti del pianeta, pur senza però rinnegare il suo passato di competizioni. Certamente l’unione sentimentale con Arnaud Petit, uno dei più talentuosi arrampicatori francesi, nonché guida di alta montagna, deve aver indirizzato le sue scelte e spostato la sua attenzione verso i viaggi avventurosi.

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